Anatocismo bancario: che cos’è e come si è evoluto nel tempo

28 Gen

Anatocismo bancario: che cos’è e come si è evoluto nel tempo

Anatocismo bancario è un termine che da tempo pervade le dinamiche dei rapporti tra banche e correntisti, una pratica che ha causato non pochi problemi ed esborsi a questi ultimi e che ha abbondantemente gonfiato le casse degli istituti di credito.

Attività indebita e scorretta, ha visto nel tempo un susseguirsi di contenziosi e sentenze che hanno portato oggi alla sua effettiva e indubbia illegittimità, dando la possibilità a chi ha subito tale illecito di procedere per vie legali per ottenere un rimborso.

Ma cos’è l’anatocismo bancario, come funziona e cosa fare per rivendicare il proprio diritto ad un rimborso se si è stati vittima di azioni fraudolente?

Anatocismo bancario: significato e implicazioni

Il termine anatocismo riguarda la capitalizzazione composta degli interessi passivi maturati su un debito.

Rappresenta il calcolo degli interessi non solo sull’ammontare iniziale di capitale del debito, ma anche sugli interessi via via maturati che, “capitalizzati”, ovvero sommati al capitale di partenza e considerati parte di esso, producono a loro volta altri interessi.

È quindi una pratica per cui gli importi dovuti sul credito concesso, non vengono calcolati solo sulla quota di esso utilizzata, ma su un montante maggiore e sempre crescente perché formato anche dagli interessi capitalizzati.

Questo genera una moltiplicazione esponenziale dell’ammontare da corrispondere, che diventa più oneroso man mano che il debito si protrae nel tempo.

In sintesi, si parla di anatocismo bancario quando gli interessi maturati su una somma presa in prestito dalla banca vengono assimilati al capitale stesso per il calcolo degli interessi debitori.

Ma come hanno fatto le banche a sfruttare questa pratica tanto scorretta quanto conosciuta?

Semplice: attraverso strumentali chiusure trimestrali o annuali del conto corrente con successiva e immediata riapertura a discapito degli ignari correntisti.

Facciamo un esempio:

Se richiedo un prestito di 100.000 € sul quale dovrò corrispondere un 10% di interessi annuale, a fine anno avrò una quota di interessi pari a 10.000 €. Se il mio rapporto bancario continuasse senza anatocismo e il debito continuasse a produrre effetti anche nell’anno successivo, l’importo dei miei interessi sarebbe il medesimo.

Cosa succede se la banca pratica l’anatocismo?

A fine anno avrò ugualmente maturato gli interessi di 10.000€, ma essendo essi capitalizzati attraverso la fittizia chiusura periodica, i medesimi si sommeranno al capitale, che dunque aumenterà a 110.000 €, sul quale saranno calcolati, a partire dal periodo successivo, i nuovi interessi, pari ad 11.000 € al posto degli originari 10.000 €.

Questa pratica ha permesso alle banche di lucrare per moltissimo tempo.

Il quadro normativo d’origine

L’anatocismo bancario è in prima battuta regolamentato dall’articolo 1283 del codice civile, redatto nel 1942, che dispone che, salvo usi contrari, gli interessi possano maturare interessi  solo per patto successivo alla scadenza dei medesimi e sempre che  si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi.

Questo significa che, “salvo usi contrari”, non è possibile applicare e calcolare interessi sugli interessi in tutti quei rapporti, quali quelli di conto corrente, caratterizzati da una pattuizione anteriore financo alla maturazione degli interessi, dalla non esigibilità degli stessi e dalla debenza di essi con cadenza infrasemestrale.

Divieti, sanatorie e sentenze sull’anatocismo bancario

Fino al 1999, a causa della dicitura “salvo usi contrari” si sono creati non pochi fraintendimenti, perché si riteneva che vi fosse un uso normativo in grado di consentire un’eccezione alla regola generale definita dall’articolo 1283 del codice civile.

Nonostante il divieto, proprio sull’errato presupposto della esistenza di una deroga, le banche hanno ritenuto ammissibile e legittimo praticare l’anatocismo bancario.

Hanno perseverato nella capitalizzazione degli interessi fino a che non si è posto il problema a livello giurisprudenziale, con la conseguente necessità di regolare il fenomeno.

Nel 1999, infatti, la Corte di Cassazione con le due ormai celebri sentenze n. 2374 e n. 3096 ha ravvisato la illegittimità della pratica anatocistica, così evidenziando la non correttezza del precedente operato bancario.

A cercare di “porre rimedio” alle temute conseguenze che potevano derivare al sistema bancario è intervenuto il legislatore con il D.lgs. n. 342 del 4 agosto 1999, subito denominato “decreto salva-banche”, che ha tentato di sanare gli effetti anatocistici prodotti nel passato, delegando al CICR (Comitato interministeriale per il credito e il risparmio) il difficile compito di regolamentare la pratica anatocistica per il futuro.

La delibera del CICR del 9 febbraio 2000

Per mezzo della delibera 9 febbraio 2000 del CICR (Comitato interministeriale per il credito e il risparmio), è stato introdotto, con il fine di rendere legittimo l’anatocismo successivo al 30 giugno 2000, il principio, solo formale, dell’obbligo della eguale periodicità di capitalizzazione tra interessi debitori e creditori che, fino a quel momento, era trimestrale per i primi ed annuale per i secondi.

La delibera in commento ha onerato gli istituti di credito di comunicare ai correntisti, anche mediante pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, l’ adozione della novità introdotta laddove essa fosse stata per il correntista migliorativa.

Gli istituti, invece, avrebbero dovuto chiedere ed ottenere presso la platea dei correntisti il consenso di questi laddove la delibera avesse avuto contenuto peggiorativo.

Sull’errato convincimento che la delibera avesse introdotto una modifica per i correntisti migliorativa la totalità delle banche si è limitata alla semplice comunicazione di essa ai correntisti ed alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

La giurisprudenza, però, negli anni, ha sottolineato come la evidente nullità della clausola anatocistica anteriore alla entrata in vigore della delibera CICR, rendendo addirittura impraticabile un confronto tra il prima ed il dopo, non potendosi paragonare una situazione di pacifica illegittimità con una contraddistinta da una apparente legittimità, avesse dovuto obbligare le banche ad ottenere il consenso dei correntisti alla introduzione nel 2000 della pratica anatocistica paritetica.

Ma ben poche banche furono allora così lungimiranti.

La svolta della Sentenza 9140 del 19/05/2020 sull’anatocismo bancario

Le tante sentenze che affermano che una clausola nulla, come quella anatocistica, non può essere sostituita senza il consenso di tutti i contraenti, e quindi anche del correntista, sono state confermate dalle recentissime sentenze n. 9140, 23852 e 23853 del 2020 della Corte di Cassazione che hanno sottolineato la illegittimità dell’anatocismo post 2000 nella ipotesi, assai frequente, di assenza di rinegoziazione con l’istituto.

È così possibile il ricorso per la restituzione di tutte le somme versate a titolo di anatocismo bancario, non solo per il periodo precedente al 2000, ma anche per tutti gli interessi pagati indebitamente fino ad oggi, se il conto è stato aperto prima della delibera.

La conclusione a cui è pervenuta la Suprema Corte afferma che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, così come la semplice comunicazione al correntista, non siano sufficienti a legittimare l’anatocismo bancario essendo, invece, necessaria sempre una pattuizione tra banca e cliente.

In questo modo si è aperta una nuova strada alle controversie in tema di capitalizzazione illegittima degli interessi e nuove opportunità per chi ha subito il vizio bancario.

Infatti oggi il soggetto può presentare ricorso nei termini della prescrizione, in atto dal decimo anno, a decorrere dalla chiusura del conto bancario.

Come recuperare le somme indebitamente pagate per anatocismo bancario

Per sfruttare la possibilità di fare ricorso per tutte le azioni illecite compiute dagli istituti bancari, è opportuno recuperare gli estratti conto la cui analisi permetterà di far emergere la somma indebitamente trattenuta dalla banca.

Il diritto al rimborso riguarda tutti i rapporti di conto corrente accesi, presso qualunque istituto di credito, prima del 2000 ed interessa anche i rapporti accessori, quali i conti SBF o i conti anticipi, purché o ancora in essere o non estinti da oltre 10 anni.

Il calcolo di quanto non correttamente addebitato può essere esteso a tutto il periodo di vita del rapporto di conto documentato attraverso gli estratti conto.

Per il conteggio servono gli estratti trimestrali, vale a dire gli “elementi per il conteggio delle competenze” e gli estratti scalari.

Destreggiarsi nelle numerose normative e sentenze sull’anatocismo bancario non è facile.

Per questo è opportuno rivolgersi sempre a soggetti che operano attivamente in questo settore, e farsi guidare e accompagnare nella rappresentanza ed assistenza stragiudiziale e giudiziale per l’esibizione del diritto.

Grazie all’esperienza maturata nel settore e all’alto numero di cause vinte e di rimborsi acquisiti, Antares è il giusto interlocutore per la gestione delle controversie in ambito di illeciti bancari.

Ci occupiamo di tutti quegli illeciti che riguardano l’anatocismo ma anche interessi ultralegali, commissioni e spese per chiusura periodica del conto.

Se hai il dubbio di essere stato vittima di anatocismo o di un qualsiasi altro illecito bancario, puoi contattarci per una prima fase di analisi che non prevede alcun impegno e che è finalizzata a valutare la convenienza ad intervenire.

Foto di Steve Buissinne da Pixabay