Cos’è una cartella esattoriale di pagamento?

28 Lug

Cos’è una cartella esattoriale di pagamento?

Cos'è una cartella esattoriale di pagamento?

Premessa: ogni cartella esattoriale è diversa e questo dipende dalle modalità con cui è stata compilata, dalla correttezza del procedimento con cui è stata emessa e notificata, dai tempi con cui l’amministrazione finanziaria ha proceduto a intimare la propria pretesa al contribuente. 

Se ti stai chiedendo cosa fare, se opporti o pagare o addirittura far finta di nulla, ecco le principali verifiche da effettuare nel momento in cui si riceve una cartella di pagamento.

Cos’è una cartella esattoriale

Si chiama cartella esattoriale o cartella di pagamento ed è un’intimazione che riceve chi non ha pagato allo Stato, alle altre pubbliche amministrazioni o agli enti locali le somme ad essi dovute. Somme spesso dovute a titolo di imposte o sanzioni. La cartella è un titolo esecutivo: non solo è l’ultima comunicazione che riceve il contribuente prima di subire l’esecuzione forzata, ma è anche un documento dotato di autorevolezza tale da dimostrare l’esistenza del debito.

La legge dice che la cartella va pagata entro 60 giorni; in caso contrario l’Agente può attivare le procedure di pignoramento, il fermo auto o l’ipoteca sulla casa.

Cosa succede a chi non paga nei termini?

Le conseguenze per chi non paga sono l’esecuzione forzata (il pignoramento dei beni) e le misure cautelari (fermi e ipoteche). Chi ha un debito superiore a 5mila euro subisce anche la sospensione di tutti i pagamenti dei crediti che vanta verso la pubblica amministrazione. Nella pratica, l’Agente spesso attende mesi o, a volte, anni prima di fare la successiva mossa, che può anche consistere in un ulteriore sollecito. Non ci sono norme a riguardo che limitino il suo agire.

Chi non paga entro 60 giorni dovrà versare, oltre all’importo riportato sulla cartella, anche gli interessi. Non sono previste sanzioni.

E se non si può pagare?

Chi è realmente nullatenente non rischia nulla. Non c’è bisogno però di essere completamente poveri per non rischiare pignoramento. Difatti la legge tutela i contribuenti che sono al di sotto di una determinata soglia di reddito. Non è possibile pignorare più di un decimo dello stipendio o della pensione se la mensilità non supera 2.500 euro; si passa a un settimo se stipendio e pensione raggiungono 5.000 euro; per importi superiori il limite è un quinto.

Non si può pignorare la cosiddetta prima casa, ossia l’unico immobile di proprietà del contribuente ove abbia fissato residenza e sia adibito a civile abitazione. Ma se questi ha un secondo immobile, entrambi sono pignorabili.

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