L’emendamento Boccadutri: un approfondimento sul tema

29 Mar

L’emendamento Boccadutri: un approfondimento sul tema

Il 17 marzo 2016 la Commissione Finanza della Camera ha approvato l’emendamento all’art. 17 del disegno di legge di conversione del decreto legge sul credito cooperativo (il cui primo firmatario è il deputato PD Sergio Boccadutri, ex Rifondazione Comunista, ex SEL) con il quale il legislatore si prefigge di ridisegnare il tema dell’anatocismo bancario.

Analizzando lo stesso è facile osservare che esso di fatto recepisce e fa sostanzialmente proprie le indicazioni già fornite da Banca d’Italia, superando però il vizio sostanziale che sarebbe stato contenuto nella delibera attuativa della precedente legge.

La nuova disciplina è attenta e molto meglio ponderata nei suoi aspetti normativi e nei suoi riflessi giuridici.

Essa prevede che al termine di ogni esercizio solare il correntista avrà la facoltà di consentire alla banca, sottoscrivendo entro 60 giorni una apposita autorizzazione, di capitalizzare gli interessi annualmente maturati in conto, che saranno così annotati sul conto medesimo.

Diversamente, ossia in assenza di tale consenso, detti interessi, che non dovranno essere produttivi di ulteriori interessi, verranno estinti, ossia pagati, con le successive rimesse operate in conto dal correntista.

Si pongono, però, in tal caso, interessanti riflessioni di attuazione pratica. La banca non potrà infatti annotare detti interessi in conto, perché diversamente essi diventerebbero annualmente anatocistici come in caso di consenso alla loro capitalizzazione, e dovrà dunque accendere un conto d’ordine infruttifero sul quale addebitare tali interessi, da estinguere mano mano con le successive rimesse, salvo, in assenza di esse, esigere il pagamento solo al momento della estinzione del rapporto.

Ma, pur con i suoi complessi riflessi attuativi, la norma sarebbe, così come concepita, rispettosa della previsione di cui all’art. 1283 cod. civ., che sancisce il divieto generale di produzione di interessi composti, in quanto coerente con le deroghe in essa contenute, essendo il patto anatocistico successivo alla scadenza degli interessi e trattandosi di interessi dovuti per oltre sei mesi.

Ed, inoltre, detta norma sarebbe anche conforme con il principio di pariteticità temporale tra interessi debitori e, eventualmente, creditori sancito della richiamata Delibera CICR 09/02/2000 attuativa del DLgs 342/99.

In caso, però, di assenza di pattuizione/consenso circa la produzione di interessi composti, il previsto pagamento, da attuarsi con le prime rimesse, andrebbe a confliggere – rectius a derogare in modo speciale – con il principio di cui all’art. 1823 II comma cod. civ. che, dettato in tema di conto corrente ordinario ma non esteso al conto corrente bancario non essendo richiamato dall’art. 1857 cod. civ., rende inesigibile per le banche, nel contratto di conto corrente, ogni proprio credito in costanza di rapporto e fino alla sua estinzione, nonché disattende l’ormai pacifica inapplicabilità, allo stesso rapporto di conto corrente bancario, del dettato di cui all’art. 1194 cod. civ., che imputa i pagamenti del debitore prima alla sorte interessi e poi a quella capitale.

Dette deroghe ai precetti civilistici anzidetti, così introdotte dall’emendamento in esame, apparirebbero tuttavia legittime ed efficaci, essendo introdotte da norme speciali di idoneo rango gerarchico. L’emendamento in parola si mostra dunque assai intelligente e, questa volta, assai ben pensato.

Ma esso favorisce veramente i correntisti, eliminando l’anatocismo bancario, così come osservano i primi superficiali o interessati commentatori, in primis il primo firmatario onorevole Boccadutri, ovvero lo danneggiano?

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